Naked under the moon (Huban sa ilalim ng buwan)


Bisognerebbe guardare Naked under the moon con gli stessi occhi con cui si guarda Cronaca di un amore di Antonioni: un film che deve mascherare la propria tecnica (si ricordi la panoramica mutilata di Antonioni) in favore di una narrazione adatta a un certo tipo di pubblico, non ancora pronto per i flussi scostanti di Melancholia o il piano-sequenza di Professione: reporter. Ciononostante, i temi tipici del futuro e colossale cinema di Lav Diaz sono presenti e, al di là dell'ambientazione agreste e della povertà che realizza le vicende fungendo da loro propulsore (una voce fuori-campo, giusto all'inizio, ci avverte delle condizioni economiche della famiglia protagonista), sono tutti enucleati nella figura di Lerma, nel suo penetrare i boschi e perpetrare la naturalità dell'essere (umano) attraverso il naufragio sonnambulistico che la fa essere (nuda sotto la luna); non c'è, però, ancora salvezza per nessuno dei personaggi in scena, ma c'è liberazione - liberazione dai vincoli familiari, dalla logica societaria, dalla povertà, una liberazione che, evitando spoiler, avvicina l'uomo a Dio, che fa dell'uomo stesso il Verbo, e come insegna Goethe il Verbo biblico è azione, cioè liberazione da sé e realizzazione di sé: ora, questa frattura che s'interpone tra l'essere uomo e diventarlo è solamente mostrata, perché tutti qui - da Lerma a Lauro - sono vittime di se stessi, esacerbati in se stessi e la liberazione che compiono è fondamentalmente riflessiva, la quale, se da una parte ha come piacevole conseguenza l'inerzia del semplice nulla, del vuoto antecedente l'attività creatrice, dall'altra costringe i personaggi in quel vuoto, permeato dall'incomunicabilità di chi è soltanto in se stesso per se stesso. Non esiste ancora il male, e Naked under the moon mostra per questo un cinema puro, irreale; bisognerà attendere la maestosità di Death in the land of encantos per vedere affiorare il male, l'intersoggettività dei personaggi, le interiezioni e le azioni interattive che compiono, spesso metafisicamente, in favore della rivoluzione, quindi il loro essere - e l'essere stesso del cinema che le inquadra e le manifesta - fondamentalmente politici, non più isole ma carni doloranti di socialità, sagome che si sforzano di soffrire perché solo il dolore è veramente rivoluzionario essendo esso l'unica via dell'uomo per sconfiggere il male e avvertire la vita come un qualcosa che sfugga l'assurdità (senza il dolore la vita è assurda, direbbe Pareyson) e acquisti, ancora parafrasando Pareyson, il ritmo della libertà.

8 commenti:

  1. Film bucolico, arcadico, ambientato in luogo idilliaco dove non esiste il male e l'uomo è libero dai suoi gioghi, eppure i personaggi sono vittime di loro stessi e vivono in una bolla di incomunicabilità? E la loro liberazione sta nell'avvicinarsi a Dio, che è comunque "ricettacolo" del male?, Il senso del film è questo, o, più probabilmente, non ho capito una mazza?

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    1. Effettivamente non ho scritto in maniera molto chiara, scusami. Comunque, senza spoiler, non erano altro che mie impressioni: il fatto che ogni personaggio sia legato a se stesso così radicalmente da non capire gli altri non è solo ciò che non fa proseguire il racconto, ma anche ciò che non lo risolve e condanna i personaggi. Dio era solamente un esempio per dire che è solamente uscendo da sé (l'atto creativo di Dio è un'uscita da sé che crea il tutto, quindi anche il male) che si capiscono gli altri, il che, nel Lav Diaz successivo, si manifesta nella politica, in una presa di coscienza del male che permea ogni cose e non solo la propria persona.

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    2. Ah, ecco. Volevo ben dire!
      Io ancora devo vedere "Death.." e "Melancholia", mi toccherà soffrire. Ma senza dolore cos'è la vita, se non un cumulo di assurdità?

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    3. L'assurdo è che tu debba ancora vedere quei due Lav Diaz! :p

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  2. Naturalmente, già sai che le tue segnalazioni ridesterebbero anche un toro addormentato ;) Ora, visto che con Diaz, non ho ancora instaurato un rapporto concreto (sai che con "Melancholia" ho un conto in sospeso, purtroppo), ma essendo consapevole della sua grandezza, alla quale, prima o poi dovrò sottopormi, ti chiedo da profondo afficionados quale sei: pensi che con questo possa essere l'occasione giusta? Ho anche visto che la durata è più che accessibile (112 segnano su Mubi), cosa rarissima nella sua filmografia.
    Ah, voglio inoltre avvertirti che sul quadrupede avrei trovato "Century of Birthing"...

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    1. OHMMIODDIO!!! Metto subito in dl. Ma "Agrarian utopia", a te, si muove?

      Comunque, questo, io lo guarderei dopo una maratona di "Melancholia" o "Death in the land of encantos". Non che faccia schifo, eh. Solo che, secondo me, non è ancora Lav Diaz, e non vorrei te lo sputtanassi in partenza ;)

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    2. L'altro giorno era partito, poi è rimasto fermo per un pò, ma stamattina ha ripreso, ora si muove, poco, ma ci vorrà pazienza.

      Non lo sputtanerei non preocupparti, a parte il fatto che al momento non l'ho trovato. Intanto metto pure io in dl "Century of Birthing" (quattro file... ci vorrà una vita!

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    3. Bene, bene, non vedo l'ora di vederli entrambi. Sono curiosissimo!!

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