La jalousie


Un film tipicamente francese, quest'ultimo di Garrel: un'acquaforte sulle complicazioni derivanti dal rapporto di coppia inscenato in una quotidianità che ha come proprio risultato non il tragico ma il disincanto. Insomma, niente di nuovo sotto il sole e tutto sommato Garrel dimostra di appartenere alla vecchia guardia, ma il rodaggio tecnico non sembra bastare, almeno questa volta: Garrel ha l'intuizione di girare in formato panoramico, accentuando così la solitudine dei personaggi, la spaziatura e la distanza che tra l'uno e l'altro intercorrono, ma sbava quando tenta la tipizzazione dei sui protagonisti per poter così allargare non lo spettro di indagini ma la portata delle riflessioni, snocciolate qua e la. Non è un semplice fatto di universalizzazione e del fastidio (Majakovskij, nel film, viene accennato in una scena iniziale per poi essere ripreso, sottovoce, nel tentato suicidio del protagonista, che si spara, come il poeta russo, al cuore) che sulla mia pelle ne consegue, quanto la pacchianeria con cui questo procedimento viene attuato, nonché la volgarità e la presunzione di chi dimentica di star parlando di un qualcosa di così intimo, discreto e individuale da poter conseguirne sofismi circostanziati e prettamente/pressoché soggettivi.

Errata corrige. Sono una primadonna del cinema di Garrel, quindi queste considerazioni trovano un po' il tempo che trovano, non potendo essere contestualizzato nella filmografia del regista francese. La jalousie, però, l'ho visto con visionesospesa, che, di Garrel, ne sa senz'altro più di me, e anche lui, pur dopo avermi parlato e aver scritto entusiastiche recensioni su La cicatrice interieure e Le revelauter (entrambi film che ho in programma di vedere al più presto), si è mostrato parecchio freddo nei giudizi a proposito di questo suo ultimo lavoro.

12 commenti:

  1. Eh si, a malincuore ma purtroppo questa volta Garrel ha deluso le mie aspettative. C'è però da puntualizzare che il paragone non avrebbe molto senso con i film da me recensiti (grazie per i link :) in quanto parte di un modo di fare (e pensare al) cinema risalente al suo primo periodo: quello sessantottino, vissuto in prima persona e (come ti accennavo ieri sera riguardo ad "Acèphale") in cui vigeva questo affanno nella continua ricerca e sviluppo di nuove espressioni. Questa, diciamo "caduta" (non degli dei :) del regista, delude proprio se confrontata con gli ultimi lavori; neanche tanto "Les Amants Reguliers" (che per buona parte ricalca fedelmente la contestazione del post '68) ma specialmente "Innocenza Selvaggia" e "La Frontiere de l'aube", di cui sì, Garrel dà continuità estetica tramite l'ormai suo inconfondibile bianco e nero, filmando oltretutto in un formato-aspetto da lui poco (o mai, per quanto ne sappia) utilizzato come il panoramico (ottima la tua osservazione), ma al tempo stesso scivola in una sceneggiatura anodina, se rapportata all'intensità delle opere precedenti. Quasi avesse voluto dirigere in fretta e furia: lei prima lo ama, poi lo lascia, in mezzo minuto lui decide di spararsi al cuore... Comincia a sorgermi il dubbio che anche la durata possa avere un suo perchè!
    Le tue impressioni comunque sono più che condivisibili e scusa se mi sono allungato un pò troppo.

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    1. Sì, effettivamente è stato tutto molto frenico, o meglio momenti di calma ce n'erano ma le decisioni importanti e portanti l'intero film sembravano così precipitose da risultare (almeno tramisticamente) ingiustificate. Comunque se ne parla bene, gliSpietati gli danno 8/10 (e ?/10 a Tsai!!). I film che hai citato, li ho recuperati tutti, assieme a un certo "Le lit de la vierge", conosci?

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    2. Certo, è un altro titolo di punta del primo periodo di Garrel. Pensa che me ne ero quasi scordato, hai fatto bene a ricordarmelo e procurartelo perchè per completezza, andrebbe visto assieme a "Le Revelateur" e "La Cicatrice..." E poi c'è il mitico Pierre Clementi nei panni di un ipotetico Cristo... suggestivo e surreale!

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    3. Orpo, addirittura Pierre Clementi! Di suo non ho visto che quello consigliato da te, "Visa de Censure n°X", ma mi basta per fremere dal vedere questo "Le lit de la virge".

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  2. Peccato, non tutte le ciambelle possono riuscire col buco! I film di Garrel, però, non mi hanno mai entusiasmato veramente. Ma sono gusti personali, forse antipatie preconcette.

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    1. Perché no, se posso chiedere?

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    2. Ad essere sincero, non è che ho visto molto di Garrel. Les amants réguliers, che, in fin dei conti non mi è dispiaciuto, anche se, sul tema, preferisco Bertolucci e Assayas, e poi "La frontiera dell'alba" che mi è sembrato un drammone esagerato, un po' kitsch, con quell'apparizione del fantasma. Ma forse non era giornata e dovrei rivederlo.
      "Un ete brulant" mi sono rifiutato di vederlo dopo aver letto la trama. Forse dovrei approfondire un po' la cinematografia di Garrel. Ma c'è una vita sola!,Non si può veder tutto, una scelta bisogna farla.

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    3. C'hai ragione, non si può veder tutto. Io ne ho letto e sentito parlare da visionesospesa e mi sembrava parecchio interessante: periodo rivoluzionario, contestazioni e sperimentazioni - insomma da vedere. Bertolucci, al contrario, lo conosco meglio, ma spesso mi fa storcere il naso; Assayas, invece, è un grandissimo, per me.

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  3. @ bombus: Orpo, mi dispiace che stavolta ci troviamo in disaccordo. Personalmente reputo "Les Amants Reguliers" la rappresentazione più riuscita sugli eventi del '68 (e post), grazie anche a una fotografia da paura. Molto più riuscita e vera di quanto abbia fatto (pochissimo) Bertolucci con "The Dreamers", interessato più ai giochetti erotici dei tre protagonisti che non alla realtà esterna che esplodeva in quei giorni. Poi vabbè, Bertolucci a me non piace proprio. Assayas invece sì, anche se "Qualcosa nell'aria" pur riconoscendone un lavoro fedele (anche per l'ottima scelta del reparto musicale), non arriva lo stesso ai livelli di Garrel. "La Frontiera dell'alba" l'ho adorato, ma comprendo che per altri possa essere anche irritante, in quel caso gioca molto l'affezione al regista.

    Pardon Yorick ;)

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    1. Tranquillo, anzi - come ben sai - è sempre un piacere leggervi :)

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    2. Mi hai convinto. In effetti "Les Amants Reguliers" l'ho visto diversi anni fa e insieme ad un amico che mi ripeteva continuamente che era un film "piccolo borghese", detestabile. Il suo era come un mantra, insistente. Risultato: non sono riuscito a vedere il film in tranquillità. Lo sto ricercando e lo vedrò a breve. Anzi, penso di fare una serata Garrel, dato che ne ho diversi da parte.
      Poi, magari, commento.

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    3. "Insieme ad un amico che mi ripeteva continuamente che era un film "piccolo borghese"..."

      Mito! Questa la uso col prossimo film che dovic, nella recensione, dirà di amare :D

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