Daisy Diamond


Sono quasi certo, dopo aver visto questo film, che Simon Staho sia in realtà l'Anticristo. È un'ipotesi del tutto derivativa, derivativa dal fatto non solo che il film sia prodotto dalla Zentropa e che quindi padre putativo di Staho sia il Principe delle Tenebre, altrimenti conosciuto come Lars von Trier, ma dalla consequenzialità, fredda e spietata, con cui Anna precipita nella disperazione che una volta era l'infelicità di vivere tra i pianti di una figlia partorita a seguito di uno stupro e che, nel suo costante rifluire, si è fatta disperazione alienante e catastrofica, intima ma debordante, che segnerà la vita di Anna, trasformando i suoi sogni d'attrice in carriera in un fondo lugubre e cinereo da cui emerge solo il corpo, perché, l'animo, Anna se l'è suicidato affogando la figlia nella vasca da bagno: «Hai pianto quando sei uscita da me: non volevi nascere». Potente e nichilista, bergmaniano e intensivo, distruttivo e folgorante, metacinematografico e intimamente realista, Daisy Diamond mostra, senza moralismi né ghirigori stilistici, l'odissea straziante che ne consegue e che è attivata dalla volontà di Anna di costruirsi una vita che sia altra rispetto la precedente, magari più luminosa e meno ingrata, e, questo, Staho lo porta avanti attraverso un lavoro minuzioso e incredibile sui primi piani, un lavoro che a sua volta lavora i volti, colti nel loro essere distrutti da quell'infelicità disperante, e che è estenuante e magnifico, glorioso e angosciante - cifra stilistica di un film che, pur rendendosi inaffidabile nel raccontarsi attraverso parentesi che presto si rivelano essere nient'altro che provini per ruoli teatrali, spiana la strada a un'immedesimazione totale dello spettatore non con Anna ma con la sua con la sua ineluttabile tragicità di Anna e che perciò continua a prendere a pugni in testa lo spettatore anche dopo i titoli di coda. 

17 commenti:

  1. E' passato troppo tempo ormai dalla visione, ma gli ematomi in testa dai pugni subiti mi duolono ancora... Ora lo riguardo all'istante, la tua entusiastica recensione è l'occasione giusta per rigettarsi su Staho. Poi ripasso ;)

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    1. Grandissima pellicola, dopo averla vista si ripercuoteva anche nella mia testa e, ciononostante, la prima volontà è stata quella di rivederlo. Subito.

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    2. Miseriaccia! Non l'ho ricordavo così crudele. La vita di Anna è una vera e propria discesa nell'abisso più nero. Il finale poi l'avevo completamente scordato e sinceramente, devo dire che resta l'unico momento che non mi ha convinto appieno; voglio evitare di aprire spoiler, per non rovinare la visione a Vittorio qui sotto, ma essendo tutto il film giocato sul connubio vita vissuta/vita rappresentata, non ne ho ben compreso l'intento nel finale. Tralasciando per un attimo l'ipotesi più ovvia, su cui ho delle perplessità, mi bazzica un'altra interpretazione che, se così fosse, rappresenterebbe comunque il punto più basso del degrado, fisico e morale...
      A ogni modo, Staho potrebbe veramente essere l'Anticristo, ha pure l'occhio assatanato ;)

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    3. [SPOILER]
      Anche a me il finale ha lasciato un che di stucchevole, ma fondamentalmente perché non capisco l'acqua: nel film, ha un valore particolare (l'omicidio, la morte), ma nell'iconografia classica - e per classica, purtroppo, intendo cristiana - indica rigenerazione, quindi la nuova vi(t)a sognata da Anna. Come l'hai interpretata, te?
      [/SPOILER]

      Comunque penso scriverò su tutta la filmografia di Staho, più o meno a breve, perché di un autore del genere è amorale non scrivere...

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    4. Alla simbologia dell'acqua non ci avevo pensato ed effettivamente potrebbe aprire la strada ad altre interpretazioni. Il mio dubbio comunque si insinua dal momento in cui Anna ricontatta il regista (quello con cui era andata al cinema, a vedere "Persona" di Bergman tra l'altro...) mettendosi d'accordo su un ingaggio che sinceramente non è chiaro. Ovvero, alla fine, nel bagno, si presume che lei debba interpretare se stessa, ma nel momento in cui le vengono puntati i riflettori, e dopo l'ennesimo primo piano, c'è quel cambio di scena in cui si immerge nella vasca. Ecco, io non sono convinto che Anna si anneghi veramente (se ci pensi ci aveva già provato, inutilmente, sopra il balcone), ma piuttosto che la sua sia l'ennesima immedesimazione della sua vita, nella finzione; forse l'ultima (bisogna anche pensare all'uomo abbordato per strada, per cui forse, è già destinata) ma la sua è una morte filmica e al tempo stesso (e qui potrebbe starci l'acqua come elemento rigenerante) una rinascita interiore. La realizzazione di un film sulla propria vita (quello che in fin dei conti le capitava ad ogni provino) come espiazione della sua colpa, l'unica possibilità intravista, forse, per ritrovare momentaneamente la pace con se stessa... Magari però sbaglio tutto, dimmi te.

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    5. Orpo, mi sa che hai ragione da vendere, invece. Anche se su di una questione sono scettico, e cioè la rinascita interiore: secondo me Anna rinasce, sì, ma non in termini positivi, rinasce come pornostar, come senz'anima, perché quella colpa è così inespiabile che bisogna cambiare radicalmente personalità (v. la virtualità del suo corpo) per poter smacchiarsi dell'omicidio. Insomma, Daisy e non più Anna.

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    6. Scusami, il commento precedente ho stupidamente scordato di segnalarlo come spoiler!
      Mi sa che hai ragione anche te in effetti, certo che vista sotto questa prospettiva, Staho annulla ogni speranza.

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    7. Sì, be', conta però che, anche se avesse dato un finale più speranzoso, il film sarebbe comunque stato un pugno sullo stomaco, quindi tanto vale andare fino in fondo e toglierti il fiato :p

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    8. Si si, sicuramente, vai pure tranquillo che uno come me non avrà mai nulla da ridire sui finali negativi, anzi :)

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    9. Chissà perché ma lo supponevo: http://visionesospesa.blogspot.it/2013/09/camille-claudel-1915.html, http://visionesospesa.blogspot.it/2013/09/biennale-venezia-70-5-8-13-jiaoyou.html, http://visionesospesa.blogspot.it/2013/06/sangre.html e soprattutto http://visionesospesa.blogspot.it/2013/03/the-turin-horse.html :p

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  2. Io questo film è un po' che me lo sono procurato, ma ancora non mi sono deciso a vederlo... poi ti faccio sapere

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    1. Vedilo, vedilo, magari colla giusta prospettiva e la giusta giornata: è un macigno di bellezza e crudeltà.

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  3. Questo l'ho in archivio da un po' di tempo. Avevo pensato anche di cancellarlo. Non lo reputavo un film particolarmente interessante. Da quel che dici sembra invece un dramma potente, "un macigno di bellezza e crudeltà".

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    1. Sì, assolutamente. Non cancellarlo ma, appena hai tempo, vedilo, perché è davvero un film coi controtutti. Fa male, ma ne vale la pena. E ieri, quando la mia ragazza mi ha portato a vedere l'ultimo di Gondry, il ricordo di "Daisy Diamond" mi ha aiutato a non assopirmi di fronte a quello schiaffo in faccia a Boris Vian, quindi capisci da te che è davvero un film potente.

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    2. Anch'io ieri sono andato a vedere "La schiuma dei giorni" e anch'io ne sono rimasto deluso e sconcertato. Povero Vian!!

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    3. Eh, povero sì. Del resto io avevo i miei dubbi che la poetica di Vian, scherzosa e pirotecnica, potesse avere rivalsa al cinema.

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