Ruin


Ruin, con Medeas, tocca i vertici artistici degli Orizzonti di quest'anno, e lo fa con un linguaggio ugualmente contemplativo, seppur declinato e modulato in maniera totalmente differente: Ruin è, sostanzialmente, un farsi cinema, un film che si accartoccia su se stesso, riparte, si smembra e si rinnova grazie a un potenziale attraente, mai mostrato ma, comunque, centro gravitazionale del tutto. L'attenzione per il dettaglio, la particolarizzazione del corpo come destrutturazione del corpo stesso è una cifra stilistica dei registi Michael Cody e Amiel Courtin-Wilson, i quali instaurano, sul sostrato di una storia d'amore cambogiana, una decostruzione ricreativa, rigenerante, perché la decontrazione non avrebbe alcun senso se, alla base, non vi fosse una volontà vitale, un vitalismo, di riformulare qualcosa che appare sbagliato o incostante: e Cody e Courtin-Wilson fanno questo, destrutturano, e, se il loro particolarizzare il corpo ricorda il Godard di Une femme mariée, dall'altra lo ricorda in maniera assai elastica per il motivo che, quella tra Phirun e Sovanna, il cui amore, descritto con sfumature impressionistiche, li porta a vagabondare tra i silenzi e le violenze (di gusto prettamente mendoziano, del Mendoza di Kinatay) delle strade di Phnom Penh, è una deandreiana storia sbagliata e, come tale, da riformulare radicalmente; tuttavia, l'operazione degli australiani non si ferma qui e, anzi, scava più ancor più fondo sicché, da un piano scritturale, diegetico, l'attenzione passa a un livello squisitamente metacinematografico, di un cinema che si avvolge su stesso e si squaderna, di un cinema che si fa cinema nel momento in cui le tecniche di ripresa e di illuminazione utilizzate non veicolano solamente la trama, non sono pure forme di in-formazione ma passano ad essere sostanze più o meno a se stanti, in un magnifico e poetico tentativo di riformulazione del linguaggio cinematografico.

7 commenti:

  1. "li porta a vagabondare tra i silenzi e le violenze (di gusto prettamente mendoziano, del Mendoza di Kinatay"... Ok, domani me ne parli di persona ;)

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    1. Ma Moebius di Kim l'hai visto?

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    2. Lo vedo domani, forse. Non gli ho dato priorità perché Ki-duk sono certo uscirà o sarà reperibile in internet, mentre altri titoli saranno più difficili da vedere...

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  3. Lo metto in lista sulla fiducia e perché hai citato Mendoza, per il resto non è che ci abbia capito molto :)

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    1. Oddio, non sono sicuro che potrebbe piacerti. Cioè, a me ha ricordato molto "Things we do when we fall in love", oltre che Mendoza. Comunque è un bel film, grandissima fotografia e ritmo contemplativo, quindi spero di sbagliarmi

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