Medeas


Nell'esordio di Pallaoro, emerge una certa idea di cinema che, pescando a piene mani da Reygadas e Dumont, riesce a connotare Medeas di una cifra stilistica originale e sorprendente. Il film, che segue le vicende di una famiglia di allevatori parcellizzata di fronte alle crudeltà della vita, è caratterizzato da un'assenza pregnante e incisiva: nessuna soggettiva che canalizzi lo sguardo della spettatore attraverso l'occhio del regista, nessuna colonna sonora che territorializzi emotivamente la scena. L'idea di fondo è quella dell'epoché scetticista (scrive il regista: «Il film nasce dalla convinzione che per riuscire a comprendere il comportamento umano, ogni giudizio morale deve essere sospeso. I personaggi di Medeas non sono rappresentati come buoni o cattivi, ma piuttosto come esseri umani complessi con le loro paure, ansie, bisogni e desideri. Anche per questo motivo ho preferito mettere da parte i meccanismi narrativi tradizionali per concentrarmi su semplici impulsi sensoriali, estetici, emotivi, alla ricerca di un cinema minimalista in cui il racconto è il risultato dell'osservazione dei personaggi e del mondo che li circonda, non un’imposizione artificiosa su di essi. La vicenda di Medeas è basata in gran parte su fatti realmente accaduti, rielaborati attraverso un approfondito studio psicologico. Valendosi di un rigore strutturale preciso, coerente, quasi geometrico, Medeas oscilla tra il concreto e il metafisico, coinvolgendo in questa ambivalenza, sia stilistica che tematica, i personaggi e l'ambiente circostante. I paesaggi di questa terra riarsa, sofferente per la siccità, sono trattati come estensioni visive degli stati emotivi dei protagonisti, di cui richiamano e amplificano sentimenti, aspirazioni, turbamenti. Dal punto di vista tecnico, con il direttore della fotografia abbiamo lavorato molto sulla profondità di campo, in modo da ottenere un intreccio continuo tra primi piani e sfondo. Molte inquadrature rielaborano lo spazio grazie all'uso di specchi, finestre, corridoi, puntando allo stesso obiettivo: rimandare costantemente alla dialettica tra interno e esterno, tra psicologico e fisico. Lo stesso vale per il fuori campo, che ha un ruolo fondamentale e ha guidato molte scelte di composizione e illuminazione. Rispetto al suono, invece, ne abbiamo fatto un utilizzo esclusivamente diegetico, sempre per consentire allo spettatore di trarre liberamente le proprie conclusioni senza inutili manipolazioni esterne. Il lavoro con gli attori è molto legato all’attenzione per quei momenti di cinema capaci di disorientare e perturbare lo spettatore, portandolo al tempo stesso a un livello più profondo e personale di comprensione. Tendo quindi prevalentemente a stimolare la profondità istintiva dell’attore, piuttosto che il suo intelletto. Sono attratto da una performance viscerale e impulsiva per il suo potenziale di sovvertire le norme più rigide della morale sociale»), della sospensione di quel giudizio morale capace di veicolare la mente dello spettatore in maniera non transitiva e trascendente, e da questo punto di vista l'influenza del Fliegauf di Tejut è sentita, forte, quasi prepotente, ma non isolata; Medeas, infatti, vive del minimalismo di Stellet licht, del quale recupera l'ambientazione rurale e desertica e il ruolo espressivo di un'illuminazione diegetica in grado di plasticizzare i personaggi fin quasi a incollarli a quella realtà che li denigra e li esaspera, e questi personaggi rievocano quelli messi in scena dall'ultimo Dumont (da Flandres a Camille Claudel, 1915, per intenderci), personaggi che, da abbozzati che sembrano, emergono con tutta la violenza del loro esistere, del loro cercarsi la vita attraverso silenzi significanti e gestualità ora tartaglianti ora infuocate, e per questo appaiono, come in Hors Satan, scagliati non nel mondo ma nella solitudine dell'esistenza. Su tutto questo, l'abbacinante paesaggio messicano, battuto da un sole di gusto montaliano, fluisce tensioni e unisce - o, almeno, funge da sfondo comune - individui sempre più isolati e distanti, riarsi dall'esistere. Un cinema mostrativo, insomma, che concilia contemplazione e minimalismo, arrivando così a proporre una realtà che, nel suo splendido manierismo estetizzante, si avvicina, tocca e concilia quella che, in segreto, noi viviamo ogni giorno.

4 commenti:

  1. Tra i (tanti) film che hai recensito questo "Medeas" mi sembra quello più vicino al tuo modello di film ideale. Reygadas, Dumont, Fliegauf, manca solo Tarr!
    "Personaggi che, da abbozzati che sembrano, emergono con tutta la violenza del loro esistere, del loro cercarsi la vita attraverso silenzi significanti e gestualità ora tartaglianti ora infuocate", fantastico!!
    Grazie per la citazione.

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    1. La citazione era d'obbligo, visto che la tua bellissima recensione cadeva a pennello. Questo, però, ha una trama davvero minima, anche se squadernata in manoera esemplare, quindi non so quanto sulle tue corde possa essere... spero, se deciderai di guardarlo, che almeno ti emozioni o ti lasci qualcosa :)

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  2. Aspettavo ne scrivessi dopo aver visto il tuo votone su Mubi. Cavolo, da sbavare! Mi sa tanto che ho perso una chicca che è proprio pane per i miei denti e dopo questa rece (e grazie per il link) l'attesa sarà ancora più estenuante :(
    Speriamo bene per domani, chissà che su tre film c'è ne sia almeno uno di equiparabile...

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    1. Sapevo che questo ti avrebbe invogliato. Spero che esca presto, anche perché pure io sono abbastanza curioso di rivederlo attentamente e studiarlo bene.

      Comunque domani con Garrel e Ming-liang credo che non ci siano dubbi riguardo la qualità dei film :D

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