We are the best (Vi är bäst!)


Un film intelligente, l'ultimo di Moodysson, che riprende diverse tematiche già presenti nei suoi precedenti lavori e le smussa, a volte con l'ironia, altre volte con una mestizia che non si trasforma mai in disperazione per contrappasso. Al centro della storia, due amiche tredicenni (Bobo e Klara), amanti del punk e musiciste improvvisate, alla ricerca di un terzo elemento per completare la band: conoscono, così, Hedvig, chitarrista classica, emarginata e cattolica di famiglia, insomma una ragazza parecchio distante dal mondo che ammalia Bobo e Klara. «Volevo fare un film che mostrasse che la vita – malgrado tutto sembri provare il contrario – vale la pena di essere vissuta» spiega il regista, e cita Rainer Maria Rilke: «Hiersein ist herrlich. È meraviglioso avere un’amica, meraviglioso suonare uno strumento senza saperlo fare, meraviglioso dare fuoco a una vecchia statua, meraviglioso avere i genitori più insopportabili del mondo, meraviglioso vomitare sui dischi di qualcuno, meraviglioso essere fischiate e prese in giro, meraviglioso essere le migliori». C'è riuscito, altroché: la storia scorre in maniera meravigliosa, senza prendersi troppo sul serio ma mostrando, senza le pretese di un noioso Bildungsroman, quell'amicizia pura, quell'idealità e quella pervicacia di cui si è capaci solamente da ragazzini. E non c'è tristezza, né disprezzo mostrato senza il filtro dell'ingenuità (come quando Klara fa ascoltare una canzone blasfema all'ancora cattolica Hedvig). Tutta l'instabilità adolescenziale di Fucking Åmål trova, nella preadolescenza mostrata in Vi är bäst!, un potenziale soltanto latente che, secondo una critica comparata dei due film, si attualizzerebbe nel momento della scoperta della sessualità, qui assente o appena accennata, ma con insicurezza. Più a fondo, poi, si potrebbe scorgere un'interessante volontà iconoclasta di Moodysson canalizzata attraverso l'innocenza e il gioco delle ragazzine, soprattutto di Klara, la cui caustica capacità di tagliare corto questioni spinose (come la fede) non è sintomatologico di un'innocenza ignorante ma mostra come il riso che nell'adulto e nello spettatore (adulto) suscitano affermazioni derivate da questa capacità/facoltà/volontà/- sia invero imbarazzante per l'adulto stesso, perché frutto di un'ignoranza arrogante causata da secoli di elucubrazioni su questioni essenzialmente originarie e originali fino alla strutturazione dell'uomo come sovrastruttura di un background metafisico che (apparentemente), solo, può territorializzare la sua persona nell'intricata diramazione dei rapporti sociali, i quali, ora, vengono mostrati come fasulli e condizionati da quei fantasmi metafisici che non infestano la vita delle ragazzine, la cui profonda e invidiabile semplicità le porterà non solo a rimanere intime amiche ma pure, alla fine, a gridare «Vi är bäst, noi siamo le migliori!». Migliori di noi.

- Come si chiama la canzone?
- Impicca Dio.
- E perché bisogna impiccare Dio?
- Perché è un fascista.

4 commenti:

  1. Ottimo, dopo Sion Sono ecco un altro che ritorna ai "fasti" del passato.
    Io, di Moodysson, avevo apprezzato molto "Fucking Åmål", delicato, poetico ritratto adolescenziale, Poi, pian piano, IMHO ovviamente, i suoi film sono scaduti. "Together" era appena decente, "Lilja 4-ever" un concentrato di disgrazie condito di moralismo e, cosa ancor più grave, senza un briciolo di ironia. Di Mammoth meglio non parlarne.
    Sono contento, speravo proprio che Moodysson "rinsavisse" :)

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    1. Di Moodysson mi mamca ancora qualcosa che, se il film mi aveva invogliato a recuperare, ora non sarà più in priorità massima, visto come ne parli (anche se "Mammoth", onestamente, mi aveva incuriosito). Comunque posso assicurarti che Moodysson è davvero tornato ai fasti, riallacciando il discorso con "Fucking Åmål" e, secondo me, arrivando persino a superare se stesso.

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