La canción de los niños muertos


Aspettando la settantesima mostra d'arte cinematografica di Venezia, ho deciso di fare un rapido check-up del programma, tentando di curare il più meticolosamente possibile la lista di film da vedere e da evitare tra quelli proposti nel programma lagunare, ed è stato davvero un sollievo vedersi dischiudere questo piccolo capolavoro del messicano David Pablos (visibile qui), che presenterà, nella sempre ghiottissima sezione Orizzonti del festival, il suo esordio alla regia di un lungometraggio di fiction, intitolato La vida después, annunciato come una riflessione esistenzialista sulla tradizione ereditaria e la ricerca della propria identità. All'attivo, intanto, Pablos ha due cortometraggi (La canción de los niños muertos ed El mundo al atardecer) e un documentario per la tv (Una frontera, todas las fronteras), produzioni che gli hanno permesso di farsi le ossa e maturare uno stile poliedrico, del tutto personale. In questo La canción de los niños muertos, per esempio, la vena derivativa non è preponderante (sì, il cinema contemplativo di Carlos Reygadas è ben presente e, sì, mi pare di scorgere qualcosa del simbolismo quotidiano e del realismo magico di Amat Escalante, oltre che del minimalismo metafisico di Lisandro Alonso) e lascia spazio all'incedere di qualcosa che inizialmente si pone come un requiem ma che va a terminare in toni elegiaci, di nostalgico compianto verso qualcosa di cui, nel corso del minutaggio, resta solamente una soffocante, seppur vaga, sensazione di perdita. Inutile aggiungere che, date queste premesse, La vida después promette un sacco bene, altroché.

10 commenti:

  1. E il film d'apertura (Gravity 3D) con George Clooney e Sandra Bullock te lo perdi?... :D

    Effetivamente su Escalante (Los Bastardos in particolare) si notano fortissime influenze alonsiane, mi ero dimenticato di dirtelo... Comunque mi attira questo Pablos e penso che la visione di "La vida después" valga.
    A riguardo ti ho risposto alla mail, grazie!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh, quello penso non lo vedrò. Più per etica che per altro :P

      Di Escalante, ho appena avuto modo di procurarmi "Los bastardos" e, se mi dici che è di forte derivazione alonsiana, non posso che avere grandi aspettative minimaliste a riguardo :)

      Elimina
    2. Molto minimaliste! Se già in "Sangre" si sottraeva di brutto, quì restano solamente poche bricciole di amarezza... Non voglio dirti nient'altro, giudicherai tu stesso!

      Elimina
    3. Intanto mi sono visto un altro filmone che mi hai consigliato tu ma di cui non ho trovato traccia nel tuo blog, "Mavro livadi" - tremendo, oscuro, annichilente, contemplativo, liturgico, mi è piaciuto parecchio (solo a me ha ricordato "Oltre le colline" di Mungiu?).

      Elimina
    4. Uuhh! Ne avevo solo accennato sul post di "Mesa sto dasos", devo rivederlo al più presto, ricordo che piacque un botto pure a me. La prima parte in effetti può ricordare il film di Mungiu, sicuramente gioca parecchio l'ambientazione claustrale. Solo che poi prende una piega a dir poco inaspettata con quel calarsi in mezzo alla natura, surreale inoltre e gustosamente folle... Mi fa piacere che ci ritroviamo d'accordo anche su questo :)

      Elimina
    5. Sì, d'accordissimo! A breve vedrò anche "Mesa sto dasos", che sta finendo di scaricarsi. Bellissima anche la scena finale, l'entrata nella caverna...

      Elimina
    6. Si, molto suggestiva. Mi ricordo solo di lei nella caverna però, lui non c'era, può essere?...

      Elimina
    7. Sì, sì, è solo lei che rientra. A me ha ricordato troppo il ritorno nella caverna platonica di Nietzsche...

      Elimina
  2. Risposte
    1. Crudelissimo, hai ragione. La fine mi è arrivata come un pugno nello stomaco

      Elimina