Blissfully yours (สุดเสน่หา)


Quello che disarma, in questo Blissfully yours, è qualcosa che manca e che, ciononostante, viene radicalizzato in maniera tale da essere percepito passo dopo passo in un film che non ha inizio ma prosegue, fruisce e s'inalbera in una sorta di ritorno uterino che vorrebbe inglobare l'essenza stessa del film e che termina coll'atomizzazione dello stesso in una sorta di transustanziazione artistica che macchia questa pellicola con qualcosa di edenico e catartico; dopo il pastiche d'esordio (Mysterious object at noon), di cui recupera una voglia di narrare a tutti i costi che però, questa volta, viene organizzata in qualcosa di più organico e lineare, Apichatpong Weerasethakul gira forse il suo film più paradigmatico, sicuramente il più coraggioso: recupera il tema del viaggio, ma lo enuclea in un'ambientazione di fuga che ha un che dell'immoto, arrivando ad annullare, prima dello spazio, il tempo stesso, perché è nel tempo che si viaggia e non nello spazio, è la nostra anima che muta e non il paesaggio, e il limbo in cui i personaggi incontrano se stessi è quello della foresta lussureggiante, della memoria eidetica, vicinissima a quella de Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti, nella cui natura si torna perché, fondamentalmente, si è natura. La casualità estrinseca e la profonda commozione che si legge negli atteggiamenti dei personaggi riesce quindi sintomatica e, come nel Mekong Hotel, il tutto è concretizzato da una mdp che non vuol essere invadente nel mostrare e da una sceneggiatura che pare assente, che non vuol far succedere gli eventi ma risultare da essi in una quotidianità del narrare che emerge fin da subito, da quell'inizio non iniziato che tenta di riformulare (tentativo, questo, presente in maniera più preponderante in Tropical Malady) il linguaggio cinematografico già dal suo porsi come cinema, quindi come arte ormai canonicizzata da una precisa grammatica costitutiva e ontologica, prendendosi poi una libertà organizzativa dello spazio espositivo in grado di veicolare la sceneggiatura alla regia e non viceversa, una sceneggiatura che comunque, come succederà col successivo Syndromes and a century, troverà in alcuni elementi biografici non soltanto il propulsore di sé e dell'intero film ma pure, scavando nelle radici e quindi nel passato di Apichatpong, qualcosa di così intimo da rivelarsi universale (sia, questo quid, l'anima o che altro), perché, come vuole il detto, l'ontogenesi ricapitola la filogenesi e solo partendo da questo presupposto è possibile una formula artistica degna di questo nome, che permetta cioè un dialogo tra l'artista e il fruitore o semplicemente il fruitore con se stesso, in modo da espandersi oltre i confini del veicolo (lo schermo, la carta, la tela, il marmo ecc.) in cui è costretto, penetrando nell'animo del fruitore e, in qualche modo, identificandosi o scontrandosi con una parte di esso, sì da rimanervi e rimestarlo.

11 commenti:

  1. Non posso farci nulla, sarà un mio limite enorme, sarò conservatore o chissà cosa, ma perché apprezzi un film per me è necessario che ci sia una trama anche esile, che ci sia, come dice qualcuno, una narrazione, o che si scavi nella psicologia dei personaggi e che, possibilmente, ci siano dialoghi non banali (in fondo il mio regista preferito è Rohmer!). Evidentemente hai visto cose che non ho percepito in questo film. Ho apprezzato l'enorme bravura e il coraggio del regista, la fotografia, questo sì, ma il film non mi ha lasciato molto. Ricordo che mi è venuta voglia di una scampagnata al fiume e poco altro.

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    1. Hai ragione, la trama è importante e anche l'approfondimento psicologico (sto recuperando i quattro racconti stagionali di Rohmer, sono curioso parecchio a riguardo), ma, come sai, i film in cui la trama è accessoria io li adoro: mi intriga la capacità di un regista di portare avanti un film solamente attraverso le immagini, il che è qualcosa che raramente funziona in letteratura (Goncarov c'è riuscito assieme a pochi altri, secondo me), di far emergere qualcosa di profondo dall'assenza almeno apparente di un progetto eccetera. Ricordo che pure con "Thing we do when we fall in love" hai storto il naso ;)

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    2. Che tu adorassi questi film si era capito da un pezzo! In effetti sono film coraggiosi, dovresti vedere al riguardo Tejut, di cui ha parlato anche Frank, visione sospesa. Comunque, piacciono anche a me film dove la trama è, non dico accessoria, ma non preponderante. Vedi i film di Reygadas. Ma per me un racconto, anche minimo, ci deve essere. Non può essere lasciato soltanto all'immaginazione dello spettatore.
      Goncarov è un grande. Ho letto però solo Oblomov, ma non credo ti riferissi a quello. Il protagonista è sì accidioso e indisponente, ma il romanzo è dedicato all'approfondimento della sua psicologia, del suo animo.paradigmatico quanto si vuole.
      Hai scelto bene riguardo ai Rohmer da vedere :)

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    3. "Tejut", ce l'ho in cassetto da un po', effettivamente è giunta l'ora di dargli un'occhiata, anche se, dopo "Dealer", la cosa mi spaventa non poco. D'altronde, con i grandi mi capita sempre così, e di Fliegauf sarebbe interessante rivalutare anche "Womb", che non mi aveva fatto una bella impressione dopo la prima volta. Comunque, sì, mi riferivo proprio a "Oblomov", o meglio a questo senso dell'immoto, del non trascorso che ho percepito nelle sue pagine, anche se pure lì effettivamente c'è un approfondimento psicologico che tiene in piedi il tutto.

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    4. Sì, è vero quel che dici di Oblomov, si percepisce chiaramente.
      Mi è venuto in mente, comunque, un romanzo meraviglioso, che come dici "porta avanti la storia attraverso le immagini", il "Grande Sertão" di João Guimarães Rosa dove, è vero, ci sono i jagunços, i banditi della vereda, e c'è una strana storia d'amore, ma il protagonista assoluto è il sertão, con la flora e la fauna che lo caratterizzano. Nonostante la traduzione italiana, decisamente datata, è una meraviglia da leggere e rileggere.
      Anch'io, rivedendolo, ho rivalutato Womb :)

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    5. Segnato, grazie. Prima che riparta l'università lo leggo senz'altro, anche perchè di letteratura brasiliana, Amado a parte, non conosco proprio niente. Che ignorante >.<

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  2. Invece a me questo "Blissfully" è piaciuto parecchio, quasi alla pari di "Syndromes", ma come ben sai, sono uno tendenzialmente portato più alla forma che ai contenuti (tu stesso una volta mi hai giustamente definito un esteta :) dunque la mancanza di trame, anche esili, non mi smorza affatto. Anzi, tendo ad innervosirmi quando in un film trovo un'eccessiva verbosità, magari inserita in un contesto scenico poco appagante e non all'altezza del tema trattato.
    Ha ragione comunque bombus quando scrive che ti vien voglia di una bella scampagnata al fiume!
    Inoltre ti dirò di più, questo film mi ha ricordato tantissimo un nostro piccolo miracolo italiano: "L'Estate di Giacomo" di Alessandro Comodin, che tra l'altro avevo visto prima e che effettivamente, sembra ricalcarne le orme... Sarebbe interessante un confronto!

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    1. Ecco, io sono abbastanza sulle tue corde, soprattutto perché una trama più flebile mi permette di entrare meglio nel film, di poterlo interpretare e definire, insomma mi sento più spetta-attore, di fronte a un film dove la trama è accessoria. Comunque me ne aveva parlato bombus, di quel film di Comodin, ma devo ancora recuperarlo: diceva essere un film abbastanza atipico nel panorama cinematografico italiano, quindi di sicuro vale la pena.

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  3. questo credo che me lo recuperererò... ti volevo chiedere, di Kim Ki Duk cosa ne pensi? Penso che potrebbe piacerti, specialmente i suoi primi film...fammi sapere!

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    1. scusami, non avevo letto il commento sull'altro post. Perfetto quindi. spero di poter leggere al più presto una tua recensione su Kim! ;-) a presto... ti ho aggiunto tra i blog che seguo! Per me sto blog è davvero un gioiello, pieno zeppo di film interessanti...mi farò guidare

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    2. Di Apichatpong, penso si debba vedere tutto: il suo capolavoro, per mio conto, è "Mekong hotel", che però, appunto, per essere apprezzato, dev'essere visto a seguito del percorso del regista mostrato nei film precedenti. Questo è minimalista e contemplativo, un gran bel film che mette a dura prova lo spettatore.

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