Flandres


Con Flandres, conosciamo un altro Dumont. Non che il francese sgattaioli via da un percorso personale intrapreso già colla propria opera prima, La vie de Jésus, ma lo sguardo cambia, il personaggio femminile acquista, non senza motivo, una rilevanza d'eccezione e tutto sembra farsi più metafisico, intimo, spirituale, tant'è che quel che più conta in Flandres non viene mostrato e, come in una tragedia greca, la tragedia vera e propria capita fuori dalle scene, in un fuori campo trascendentale che è immanente a tutto il resto: è la storia di Barbe, la madre terra che tutti calpestano e che, umanamente, è ovunque in ogni momento, ed è un film che apre una curiosa lacerazione nel cinema di Dumont, il quale, da qui in avanti, non fa che approfondire una riflessione esistenziale ed esistenzialista che, come nota visionesospesa nella sua bellissima recensione a questo film, penetra «ancor più in profondità nei turbamenti interiori dell'anima (Hadewijch, 2009) ed esplode infine, lacerante, in quella che al momento è l'apice di tutta la sua poetica (Hors Satan, 2011), forse, un ulteriore punto di svolta per future evoluzioni», in una scala ascendente in cui ora è la terra (Flandres), ora l'anima (Hadewijch) e ora il cielo (Hors Satan) a essere oggetto d'inflessione e d'indagine. Flandres, sebbene un'eco del sopravvalutatissimo (opinione del tutto personale, ma Kubrick non mi ha mai entusiasmato) Full Metal Jacket mi sembra percepibile, piuttosto sembra porsi come una sorta di cinema dell'assenza, della mancanza che fa della propria trascendenza un principio immanente all'avvicendarsi delle vite che partono e fanno ritorno nelle fiandre belghe, vere e proprie protagoniste della pellicola: col loro paesaggio arretrato, bucolico e in qualche modo innocente, infatti, le fiandre fanno da sfondo a ciò che manca, cose come l'amore, gli addii dei soldati, la salute mentale eccetera; dall'altro capo, un Medio Oriente tecnologizzatissimo, dove l'assenza non esiste ma viene creata a suon di esplosioni, stupri e fucilazioni. Flandres non è un film di guerra più di quanto non sia una sci-fi distopica, un'inquietante riflessione riguardo ciò a cui più ignorantemente che temerariamente andiamo incontro, perché quelle fiandre sembrano davvero un'innocenza infantile che stiamo e andiamo perdendo. A coniugare tutto questo, la terra sembra uguale e sempre presente, ora florida e curata, ora brulla, desertica e devastata: la terra, ovvero Barbe, background su cui ogni cosa accade e per cui ogni cosa può accadere, una terra fragile, franosa, che, stanca, si dilata ed esplode in un esaurimento nervoso, una crisi di nervi, un'assenza d'identità che la fa essere ovunque in ogni momento e portandola così a detestare ciò a cui ha dato vita, coloro a cui si è offerta, quindi se stessa: nel finale, la vediamo infatti tendersi verso il cielo, in punta dei piedi, quasi a voler annullare il diktat che Dio le impose, cioè di essere terra e non cielo, una frattura insanabile che solo l'anima (Hadewijch) potrà suturare.

6 commenti:

  1. Grandissimo Yorick! Una delle migliori recensioni che hai scritto nonchè, la migliore che mi sia capitato di leggere in rete, te lo dico con la più profonda sincerità. Sarà perchè Flandres rimane uno dei miei film preferiti o forse, perchè dopo 4 visioni riesci a fartene un'idea ogni volta più chiara (come un puzzle che si compone lentamente, frammento per frammento) ma mi sono letteralmente perso nel leggere queste tue preziose righe che, inutile ribadirlo, non solo svelano un pensiero pienamente condivisibile (anche su Kubrick, guarda te!), ma aprono ulteriori spiragli sulla chiarificazione di certi significati. Il passo migliore: "la terra, ovvero Barbe, background su cui ogni cosa accasa e per cui ogni cosa può accadere, una terra fragile, franosa, che, stanca, si dilata ed esplode in un esaurimento nervoso, una crisi di nervi, un'assenza d'identità che la fa essere ovunque in ogni momento e portandola così a detestare ciò a cui ha dato vita, coloro a cui si è offerta, quindi se stessa".
    Ora passo a sondare "l'anima"... ;)

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    1. Grazie, gentilissimo. In rete, non ho letto grandi recensioni su "Flandres": escludendo la tua, le altre erano abbastanza piatte, e mi sembrava parlassero del film come chi ne capisse la qualità ma non l'apprezzasse, il che, naturalmente, non ha fatto che convincermi del fatto che lo sforzo che richiede Dumont non sia uno sforzo da poco, così come non da poco è la maniera in cui ti ripaga - film bellissimi, con cui però devi saper e voler dialogare. Non fosse stato per la tua rece su "Flandres", chissà quando l'avrei ripreso in mano!

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  2. Condivido, fantastica recensione, anche se non dovevo leggerla, non avendo ancora visto il film, maledizione!!

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    1. Ach, a uno come te questo "Flandres" non può mancare. A breve vedrò "L'umanità", che hai recensito e che, a quanto pare, è molto più impegnativo di questo. Recuperalo al più presto: è Dumont, quindi ne vale la pena.

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    2. E dire che l'ho in archivio da più di un anno! Purtroppo non decido da solo i film da vedere, quando non si trova un titolo condiviso si fa a sorteggio. E i titoli da vedere sono quasi 600.

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    3. Orpo, 600! O___O

      E io che credevo di essere in alto mare col mio centinaio di film da vedè!

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