Crepuscole


Procede l'operazione sul corpo degli olandesi Victor Nieuwenhuijs e Maartje Seyferth, operazione intrapresa con Venus in furs, approfondita con Vlees e che trova nelle pieghe di questo Crepuscole una risposta matura e organica alla deleuziana domanda che ridonda anche nelle pellicole precedenti: «che cosa può un corpo?»; ritornano così dell'esordio il b/n e la frugalità della messa in scena, elementi che, se da una parte emergono necessariamente dalla condizione metropolitana delineata nella pellicola, dall'altra sono i soli in grado di dare linearità a un film che, nel suo dispiegarsi, si svuota progressivamente di senso, fino all'afasico finale, il quale non conclude, perché niente ha mai avuto inizio. Eppure, sebbene rispetto ai precedenti lavori sembri questa la novità sostanziale della pellicola, che entra ed esce nell'esistenza della ragazza col doppio effetto sia di mettere tra parentesi quest'esistenza precaria sia, parallelamente, di voler sottolineare il movimento essenzialmente voyeurista dell'atto cinema, la novità più sostanziale di Crepuscole si rivela invece nella volontà dei registi di virare la propria riflessione, sicché i due smettono di lavorare sul corpo per iniziare a lavorare il corpo, vero e proprio protagonista; l'alienazione postindustriale che sdoppia la personalità del personaggio femminile al centro della vicenda, infatti, ha un solo centro, il corpo della protagonista, un corpo ora coperto, ora spoglio, ora velato, ora mut(u)ato, perché, se anche la società postindustriale - la società della tecnica - disgrega l'identità della persona destituendola e in qualche modo delegandola all'oggetto tecnico (pistola suicida o fallo omicida), il corpo, come il linguaggio post-Babele descritto da Foucault, rimane il fulcro dell'individuo, delle sue manie, delle sue nevrosi, della sua schizofrenia. Non è un caso, dunque, che questi settanta minuti si presentino come un dipinto o un prolungamento del discorso innestato nella pittura da Balthus (e guarda caso i due registi si sono formati nella pittura, tant'è che diverse sequenze sono dei veri e propri dipinti, ad esempio la natura morta composta da pallottole e pistola) non solo nella maniera di condurre stilisticamente il tutto (Nieuwenhuijs e Seyferth partono da Bergman, come giustamente nota visionesospesa, e sfondano in una sorta di surrealismo; Balthus parte da un canovaccio pre-rinascimentale e s'avvicina, all'improvviso, alla metafisica di De Chirico), ma anche nell'approfondire una corporalità che si manifesta nell'erotico senza avere mai nemmeno una virgola di pornografia (gioco mantenuto, sebbene se in modo più opinabile, anche in Venus in furs) ma, anzi, contornandosi di un'aurea di malinconia (la danza) sempre più greve, sempre più greve, sempre più greve, fino a sfociare in un'insolita, e quantomai destabilizzante, speranza vivifica e vivificante, che annulla e gioco e tutto è come prima, cioè niente è (mai stato): stasi, anziché ascesa o declino.

4 commenti:

  1. Pensa che non ricordavo più il riferimento a Bergman... x_x.
    Ottimi invece i paragoni con la pittura e soprattutto l'osservazione sull'erotismo, che al contrario, in Vlees personalmente perde forza proprio perchè tende a slittare più volgarmente nella pornografia.
    Grande Yorick, disamina eccellente come sempre!

    P.S. In giornata vedo di passare su PTL, dovrò chiederti qualche chiarimento perchè al momento mi sento alquanto sbigottito.

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    1. Grazie, "Vlees" comunque è in lista, e ormai mi tocca vederlo, anche se già dalla tua recensione mi aveva interessato meno di "Crepuscole".

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  2. Sembra un bel film ostico quanto basta. Io ho trovato Meat (Vlees), per questo ho qualche difficoltà, ma lo troverò!

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    1. Lo trovi anche qui, sia in streaming che download: http://vdownload.eu/watch/9704852-crepuscule-by-victor-nieuwenhuijs-amp-maartje-seyferth.html ;)

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