Simulacro #1: The Chelsea girls


La tomba di Warhol dovrebbe essere sepolta in cielo, o comunque, per quanto riguarda Warhol, dovrebbe accadere qualcosa che sfaldi il tempo, perché il tempo è organizzato e organizzatore, e per ciò che concerne l'umano (si badi, non l'umanità: l'umano) Warhol è stato quello che il tempo è stato per Warhol, qualcosa da catastrofizzare, da spolpare - nel senso di giungere all'osso, di vedere ciò che resta. E cosa resta? Resta tutto. In The Chelsea girls si assiste e si è assistiti da quest'immagine schizoide, tema proprio del proprio Doppio, immagine che è immagini: e non c'è nessuna immaginazione (in questo), ma un inquietante senso del reale che, per emergere, deve sfondare la realtà; in questo senso, la casualità di Duchamp diventa, in Warhol, una pan-temporalità che strizza l'occhio all'a-temporale inteso come radicalizzazione temporale, continua temporalità, un senza-sonno, perché non c'è una vera e propria segmentazione del tempo, in Warhol, c'è, piuttosto, una sua parcelizzazione, un globulare che si struttura in maniera cristallina, cioè emergendo casualmente. La grande scoperta di Warhol, sintomatica del suo anarchismo, è che il cinema può disvelare il reale dalla realtà, perché tutto esiste, tranne il tutto e l'esistenza, ma il fatto che la realtà non sia reale non significa che non si possa sfondare nel reale: il cinema americano classico ha valso ad Hollywood l'etichetta di fabbrica di sogni, ma questo perché il cinema hollywoodiano classico paradigmacizzava il reale, cioè si realizzava attraverso tecniche che davano l'illusione della realtà (dagli attori che non guardavano mai in macchina a un'artificiosità temporale (data dal montaggio) che garantiva la verosimiglianza del tutto), ovvero l'illusione della realtà e non del reale, per cui le due serie (spettatore-cinema, cinema-realtà) che finiscono per convergere non fanno altro che far divergere lo spettatore dal reale, ponendolo nella realtà. In breve, nel cinema hollywoodiano classico è la realtà che è sognata, quindi lo spettatore sogna la realtà mentre è reale (è come sognare di tagliarsi le vene mentre ci si taglia realisticamente e realmente le vene). Dunque la grande scoperta warholiana sta nello smascheramento di questo cortocircuito, del cinema usato come mezzo capitalistico e borghese di alienazione. Ed ecco, quindi, la casualità imperante, la parcelizzazione dello schermo e la casualità degli eventi, la prova dell'idea warholiana per cui basta porre una mdp di fronte a un personaggio abbastanza interessante, senza chissà quali stratagemmi registici (Warhol utilizzava una macchina da presa che conteneva trenta minuti di pellicola, solitamente sviscerati in un unico piano-sequenza, e che imprimeva direttamente il suono sulla pellicola, escludendo dunque il montaggio), per avere un buon film, cioè un reale che rendesse conto dell'irrealtà soggiacente la realtà, realtà che vogliamo - e il cinema interpreta come - strutturata temporalmente e spazialmente, cioè causale ecc.

2 commenti:

  1. Chelsea Girls c'è l'ho archiviato su qualche dvd. Saranno passati due anni e all'epoca sono riuscito a vedere solamente la prima parte, quella con Niko. Mi sono ripromesso più volte di completare la visione e penso che ora sia giunto il momento di una rispolverata, o almeno ci riprovo.
    Più di tre ore in split screen a sequenze fisse però... pesantino!

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    1. Sì, effettivamente è un po' pesantino, infatti la seconda volta che l'ho rivisto non sono riuscito a terminarlo. Però è un film interessante, e soprattutto di Warhol. Alcuni dialoghi, poi, sono esilaranti. Se lo vedi, mi farebbe piacere sapere che ne pensi.

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