Post tenebras lux


L'ultimo Reygadas, Post tenebras lux, è un'estasi crepuscolare, un qualcosa che funziona solamente nel momento in cui si smette di parlare, di ascoltare, di guardare, di mostrare e si pensa a ciò che non viene detto, a ciò che non viene mostrato. Reygadas gioca col tempo, lo manipola, ma, lungi dall'ottenere un effetto pulp simil-tarantiniano, la sua decostruizione del reale, realizzando il continuum temporale, costruisce una realtà altra, così intima da far rabbrividire e così onesta da parere appena accanto alla nostra; in essa, i personaggi sono come gettati, come noi qui, e come noi anche loro cercano di districare la matassa, e non si rendono invece conto che quello che vivono è un presente che non smette di essere tale, perché se esistesse davvero un continuum temporale, una Storia, il presente non sarebbe altro che un punto stocastico di arrivo e ripartenza, così che l'uomo, nella sua delirante volontà di produzione del presente, non fa altro che mostrare la propria paura nel tentativo di eludere la contingenza o, quantomeno, di veicolarla in un dover-essere per escludere l'aut-aut e trasmutare ogni «e» in un «e poi» che s'illude poter essere un «e dunque». In questo senso il non fatto (la dimenticanza della moglie) non è abissato nel fatto, né è disgiuntivo rispetto ciò che si è fatto e anzi spesso produce un ulteriore fatto rispetto al fatto stesso (la lite): il non fatto è un fatto di per sé, cioè il fatto di non fare. Che, con la sua potenza di nostalgica ucronia (il marito che ascolta Neil Young), diventa più importante del fatto stesso. È da questa porta che entra il Diavolo, da una porta che non congiunge l'esterno con l'interno ma l'interno con l'interno, non il fuori col dentro ma una stanza con l'altra. Il non fatto – l'agire che annulla se stesso ponendosi – è un differenziale che modella nell'adesso la persona e la modella, il non fatto, nell'azione che compie; la persona, dunque, si trova ad essere un ponte tra quello e questo, tra contingenza e necessità, tra inizio e fine, tra pensiero e azione senza possibilità di unificazione, perché nel momento stesso in cui la persona unifica questi dittici, nel momento cioè in cui passa da questo a quello, la persona è, si manifesta: non unifica, ma si unifica, e il risultato del suo agire è il risultato della sottrazione intellettuale tra il non fatto e il fatto, di modo che si possa dire che l'agire umano è di per se stesso un differenziale, anzi la persona stessa lo è. Così, invano si cercherebbe nel film di Reygadas non esistenze, esistono soltanto avvenimenti, e vengono presentati individui che, proprio in quanto individui, non sono sostantivi ma predicati, verbi, principio di azione, di avvenimenti che non si susseguono ma stanno nel divenire-folle che solo può permettere a Reygadas di, se non descrivere, almeno delineare le esistenze dei protagonisti, cioè i protagonisti stessi, in una sorta di prevaricazione del presente, la quale altro non è se non macchina paradossale, produzione di ossimori (il padrone che picchia il cane, il cane che viene chiamato dal padrone): esiste soltanto il presente in tutte le sue sfaccettature (passato e futuro), ora decostruito, ora riassemblato, ma sempre e solo presente, quindi contemporaneità di quiete perpetua e moto eterno. L'azione e l'inazione coesistono, anzi sussistono e sussistono l'una nell'altra. È come l'acqua, il film di Reygadas: scorre immobile. E così i protagonisti, che sono soltanto causa e mai effetto, perché la moglie è causa di ciò che, nel finale, capita al marito, ma non può sentirsi in colpa per questo, perché non è colpa sua, e l'effetto non è direttamente collegato alla causa: la causa non produce, ed è l'incontro, l'iterazione tra individui anzi che produce l'effetto, che è ciò che qualifica un corpo, è la copula tra l'azione-predicato e la qualifica-attributo, e comunque ha in sé entrambi questi elementi, azione/qualificazione, predicato/attributo; tuttavia il corpo rimane, vivo o morto, e gli effetti che accadono accadono in superficie, dunque qualificano la persona senza determinarla, perché Dio non ha avuto responsabilità per i pugni che il padrone-protagonista dava al cane, ma di certo deve essersi trovato in imbarazzo, Dio, nel dover scegliere se il pugno dovesse arrivare da destra o da sinistra. La narrazione, quindi, non ha più senso, e non ha senso perché essa è la risposta alla domanda «cos'è successo?», ma l'avvenimento, il «cos'è successo», implica anche ciò che, avvenendo, ha escluso, manifestando tutta la propria necessità contingente («Tutto ciò che accade è ipoteticamente necessario» scrive Kant), quindi la narrazione deve basarsi non su cosa sia successo ma sul perché non sia successo ciò che è stato escluso dal fatto narrato, cioè sul non fatto che nella narrazione è invece escluso, per cui non ci sarà nessun non fatto, nessuna narrazione, nessuna recensione a riguardo, soltanto l'estasi crepuscolare dei primi minuti, quindi il buio, e poi, forse, la luce dopo le tenebre.

19 commenti:

  1. Non ho parole. Una cosa, però, posso affermarla con certezza: mai leggere le tue recensioni di mattina presto, appena alzati. Si rischia un cortocircuito neuronale, con produzione massiccia di ossimori, di predicati, una decostruzione encefalica con distacco del tessuto connettivo. La prossima volta leggerò le tue recensioni dopo un doppio caffè e un po' di footing. Forse allora vedrò la luce dopo le tenebre :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. XD

      Effettivamente alcune cose cose richiedevano qualche proposizione epesegetica in più, però ieri avevo sonno e volevo assolutamente scriverne e ne è uscito questo, ma il succo è: andate a vedere l'ultimo Reygadas, fate il possibile per non perderlo, non sarà ai fasti di Japòn ma forse anche sì. Capolavoro assoluto.

      Elimina
    2. Per fortuna avevi sonno :)
      Dici che ancor meglio di Japòn? Che è un capolavoro assoluto? Questo mi irrita ancora di più. Ma è mai possibile che in una città di 701.231 abitanti il remake di La casa sia in 4 sale e questo capolavoro in nessuna?

      Elimina
    3. "Japòn" dovrei rivederlo, e quando torno a casa lo farò senz'altro... diciamo che è diverso, ma il primo amore non si scorda mai e "Japòn" resta il mio primo amore per Reygadas (devo ancora vedere "Battle in heaven", però). Questo, dal canto suo, è altrettanto bello, forse più curato, o non so come spiegarmi. A ogni modo, un qualcosa di imperdibile, che, forse, andrebbe comparato più a "Stellet Licht" (per estetica, colpi di scena etc.), che però è un gradino sotto... non so, i film di Reygadas sono, per me, come quelli di Dumont: così soggettivi che...

      Comunque, non pensare che qui a Torino siamo messi meglio: ci sono un casino di cinema e viene proiettato in una sola sala, che ieri aveva solamente tre sedili occupati. Il mondo - e l'Italia soprattutto, a quanto pare - non è ancora pronto per Reygadas.

      Elimina
  2. Il mondo non è ancora pronto per Reygadas :) Già, sembra proprio così.
    Sarei curioso di sapere cosa ne pensi di Battaglia nel cielo. Io, di questo film, non so proprio cosa pensare. Il mio giudizio oscilla tra una schifezza solenne e un mezzo capolavoro. Secondo l'umore del momento. Sicuramente dovrei rivederlo (l'ho visto con una compagnia sbagliata: un ragazzo tunisino e due ragazze marocchine. Scandalizzati tutti e tre. Anzi scandalizzati è dire poco. Erano paonazzi per le scene hard)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, avevo letto che c'era una sorta di radicalizzazione del sesso o qualcosa del genere, cosa che a quanto pare in Reygadas non manca mai, con toni più o meno accesi (in "Post Tenebras Lux" la mdp si sofferma sovente sui genitali). Comunque, lo guarderò senz'altro: Reygadas, ormai, è nel mio personale olimpo cinematografico.

      Elimina
  3. Premetto che ho letto solo la tua risposta a bombus, la recensione me la riservo per dopo la visione (chissà quando, a questo punto). Sei comunque la seconda persona che ribalta completamente l'opinione generale e in particolar modo, quella di certi "critici" che scrivono per i più noti siti di cinema (non serve fare nomi, basta un giretto nel web), che con le loro svalutazioni negative, se pur indirettamente, sono convinto influiscano ulteriormente sulle scelte della distribuzione.
    Solo 4 sale in tutta Italia, è una vergogna! Dire che mi sento leggermente incazzato e dire poco!
    Comunque il fatto che tu abbia definito il film un capolavoro assoluto, mi fa estremamente piacere e mi consola oltremodo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Guarda, dei critici non potrei che parlare male, ho letto più cazzate nel Mereghetti di quante ne abbia ascoltate nei processi a Berlusconi. Conosco pochi siti (in primis, Gli spietati) dove mi riesce di digerire e condividere quello che leggo, per il resto ho più fiducia nei blogger che nei critici affermati. PTL è un capolavoro, e chi non l'ha capito, per quanto mi riguarda, deve sentirsi onorato di ricevere anatemi dal sottoscritto.

      Elimina
    2. Caro Yorick, ho i neuroni ancora in cortocircuito dalla visione. Ma al momento, l'unica cosa di cui sono certo è di aver assistito a un'opera che, oltre a restare indelebile (nel bene o nel male, poco importa) nelle menti di chiunque abbia avuto la fortuna di vederla, segna un punto di svolta, uno stacco con tutto il cinema contemporaneo visto finora, o meglio è la rielaborazione di tutte le caratteristiche che compongono il cinema contemplativo, portate all'apice e pronte per essere riproposte sotto una nuova luce che obbligherà lo spettatore più avvezzo a confrontarsi con un Cinema nuovo, a guardare il suo Cinema, con occhi diversi. Magari sparo delle cavolate, ma PTL lo vedrei come un nuovo "Un Chien Andalou", l'occhio nuovamente reciso.

      Pausa pranzo, torno poi per scriverti il seguito :)...

      Elimina
    3. A caldo, così, potrei dirti che l'ho visto molto vicino ad "Antichrist", ma anche ai film di A.W. (non ricordo mai il dannato nome del tailandese), "Tropical Malady" e "Mekong Hotel". Ma la verità e che hai scritto la cosa più giusta al momento: "La narrazione, quindi, non ha più senso, e non ha senso perché essa è la risposta alla domanda «cos'è successo?»... per cui non ci sarà nessun non fatto, nessuna narrazione, nessuna recensione a riguardo..". Hai perfettamente ragione, bisogna darle il tempo che sedimenti, impossibile ora parlare del nulla e al contempo del tutto, dell'assenza nella sua totalità. E come scrivevi riguardo a "Hors Satan", "meno se ne parla e più si esprime". Per quanto mi riguarda, il film di Reygadas finisce dritto a far compagnia a HS, appunto e "Possession".
      Mi sto traducendo i sottotitoli dall'inglese, trovati a parte. La versione è in spagnolo e ho voluto guardarla senza sub, pensavo di trovare molti meno dialoghi. Potrei usufruire di quelli english, ma per un film del genere vale sicuramente un piccolo sforzo...

      Elimina
    4. Devo rivederlo pur'io, ricordo che la prima impressione è stata piuttosto simile alla tua, ma, parlandone poi con un'amica (reygadasianamente vergine) che mi aveva accompagnato al cinema, pensavo fosse un difetto mio, di chi adora Reygadas eccetera, quindi mi rincuora molto sapere che l'impressione tua è stata la medesima. Anzi, allora, forse, era addirittura superiore a "Japòn", ma è stupido dirlo, perché, è vero, questo è un cinema sensibilmente nuovo, e il lavoro che Reygadas fa per questo film è più un lavoro sul cinema che sul film in sé. Sarei curioso di leggere una tua recensione a riguardo, perché già solo citandomi "Tropical malady" e "Mekong hotel" mi hai fatto venire il sospetto che, sotto "Post tenebras lux", tu abbia avuto l'occhio più attento del mio e abbia notato particolari non da poco, che comunque a me son sfuggiti.

      Elimina
    5. Sarà dura scriverne, lo farò, ma solo dopo una revisione a dovere, con i sub ita... Al momento è impossibile e non penso di aver captato più di quanto hai già fatto te. Infatti ieri volevo domandarti chiarimenti su molte cose, ma mi sembra più onesto arrivarci da solo, riguardandolo e studiandolo a fondo per vedere se si dipana qualche punto oscuro. Poi comunque ne parleremo e confronteremo gli eventuali dubbi... Che botta di film però!

      Elimina
    6. Cristo, rivisto oggi anch'io. Non lo ricordavo così, lo ricordavo molto più pacato e sequenziale, rilassato quasi, invece è un continuo tendere, e - dirò una cazzata - ma ho come avuto l'impressione che, fondamentalmente, tutto il film sia un ritorno a quell'inizio là. Che botta di film, hai ragione! Penso ci passerò la settimana sopra, e magari è la volta buona che mi rivedo di fila i vari "Reygadas"; "Revoluciòn" compreso.

      Elimina
  4. http://www.youtube.com/watch?v=na2AtCHriyQ
    Se necessario posso dilettarmi nel personal intento di interrogarti con maggior chiarezza .
    E dunque, tosto, mi appropinquo a chieder delucidazioni in merito a codesta tua elaborazione.

    Prontamente chiarisco che da molto non trovavo commento di tal guisa, apprezzo il tuo impegno, condivido le tue considerazioni e gioisco nel trovar altri autori che solletichino il mio interesse ed intelletto.

    A parer mio, alcun plusvalore ha da attribuirsi ad una trattazione, che, pur laudevole e ricca di ingegnosi spunti e condivisibili riflessioni, divien, ahimé, pleonastica.

    Classici, gli studi da me affrontati ed ampia è la mia cinematografica libreria; so ben, quindi, apprezzar lo sfoggio dell'abile penna d'un autore, ma si che, non necessario in tal misura: par baldanzoso atto di stile più che sincera espressione di sentimenti, ridondante esercizio di tecnica e non clara decifrazione di un opera d’arte. Più smodata mostra del sè che non esegesi tal fulgido esempio di artistica espressione pellicolare.

    Invero è esecrabile scialo che un’opera così pregevole ed un recensore sì encomiabile si perdan entrambi nello stesso errore: far sì che l’utente d’innanzi a tale perifrasi tenti la parafrasi (sentendosi, allora sì, tanto intellettuale) oppure la fuga da una prevista noia da intellettualismi.

    Or dunque riprendo le mie parole e rispondo alla tua recensione con ulterior enfasi e diverso spezzone, gaudente della forza chiarificatrice, in una del simile rinnovato :
    http://www.youtube.com/watch?v=U9Kq95CQfF8

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ho tempo, né voglia, di scrivere recensioni comprensibili anche a chi è nato da un incesto che gli ha causato gravi disfunzioni a livello cerebrale: scrivo quel che mi sento di scrivere in quel momento, a volte ci ritorno sopra, ma il tempo è quello che è. Puoi comunque trovare più soddisfazione "intellettuale" in altri blog, visto che molti hanno deciso di riservare, tra uno "Hunger games" e un'altra porcata a caso, un posticino anche al "Post tenebras lux" di Reygadas.

      P.S. Se vuoi essere divertente e critico, cerca di formularla, una critica e non limitarti a dire che son stato pleonastico (anche perché, onestamente, mi par di essere stato molte cose - sbrigativo su alcuni punti, oscuro su altri - ma non pleonastico). Quello che hai scritto è solamente il solito post scritto in maniera "medievaleggiante" di come se ne son già visti e di come, ahimè, non fanno più ridere.

      Elimina
    2. Rosicone come tutti i saccenti: Rilassati mi sono divertito. :) Altrimenti non arrivavo alla fine.

      Anzi concordo anche su molti punti e mi sono fatto anche un bel giretto per il blog.
      Il blog è di chi le recensioni le scrive ma non ti inalberare tanto, era ovvio che il mio commento fosse giocoso e ovvio che normalmente non parlo così ma mi sono solo divertito 5 minuti (ottima deduzione) ed è anche ovvio che chi ha "gravi disfunzioni cerebrali" non ha visto questo film nè ne ha letto in giro. Lo sai tu e lo so io.

      Il cinema,come tutta l'arte, è fatto per essere felici (anche se ho seri dubbi su Fred Vogel, ma va beh, quello è un problema mio) , perciò , visto che continuerò a leggerti ed ogni tanto commenterò, meglio che farsi venire un infarto è fare un sorriso. No?

      Un abbraccio dal nato dall'incesto. :)

      Elimina
  5. "Il cinema,come tutta l'arte, è fatto per essere felici"
    Dopo questa io chiuderei il blog per Lutto Cerebrale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. volevo stemperare, non postare una massima biblica :)
      io di andare al cinema sono felice. ma il mio tentativo di stemperare per il feedback ha fallito, almeno con te Rombro. Ti ringrazio per il feedback.

      Elimina