La voce della luna


Un elogio alla follia, scrive il Mereghetti: ma non è vero, perché la follia, l'oblio a cui conduce, non ha bisogno né può essere elogiata. Vi si giunge, e questo è abbastanza. Non attraverso una deposizione della volontà, bensì a seguito di un'accettazione di sé, di una realizzazione del proprio io più profondo. Ed è la voce, l'udito a condurre a questa conoscenza obliante, gioiosa: è la voce della luna, il suono del musicista che dorme in un loculo cimiteriale; la vista, ubiqua e prepotente, non è che isolamento (il turista giapponese che non capisce cosa Benigni stia fantasticando di fotografare), non porta che all'estraniazione, a un'alienazione che da una parte è distanza dagli altri e dall'altra contatto col proprio sé. Un'acustica che può sentire solamente un bambino adulto, un meravigliato che ha deposto la propria razionalità infantile, che smesso di chiedersi i perché: perché vuole rimanere nella meraviglia, perché la matematica, la scienza, il pensiero logico-razionale non farebbero che dissipare tutto ciò, estraniando il meravigliato da se stesso e alienandolo nella società, ovvero intrappolando nella gabbia della sintassi e proponendogli un mondo liofilizzato attraverso schemi (economici, sociali, scientifici ecc.) di (in)validità matematica. Solo in questo senso il mondo ha senso, poiché, affinché sia trasceso, il mondo ha bisogno di esserci, e solo l'abbandono - abbandonare il mondo - può essere una buona risposta alla sua domanda non posta, una specie di afflato rivoluzionario rispetto il transeunte della società moderna.

5 commenti:

  1. La follia fa paura, è una offesa alla morale, la follia è sporca, insensata, dalla follia bisogna stare a distanza, bisogna isolarla. È contagiosa, probabilmente. Dapprima, in età classica, tanti medici scrivevano opere coltissime sulla natura e l'etica del furore, sull'isteria, sulla malinconia, sulla depressione. La follia era tema di riflessioni, dalla follia si imparava. Ma poi tutto cambiò, i pazzi, i folli, i dementi, vennero rimossi, isolati, criminalizzati. Dovettero "abbandonare il mondo". Si perse ogni contatto, la divisione ragione-sragione fu definitiva. Questa aberrazione continua ancora oggi, nonostante Basaglia.

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    1. Sembra la quarta di copertina a un libro di Foucault XD

      A parte gli scherzi, concordo. E aggiungo che la follia è imposta, imposta dall'alto, da un potere che non può essere tale senza una condizione di normalità che egli stesso decreta. In Grecia, quantomeno, la follia era vista come ragione non capita, come possessione di Dioniso, il quale parlava per mezzo di un individuo. Colli docet.

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    2. Ne ho letto una parte ieri sera, prima di addormentarmi:)
      Gran libro.
      Il culto di Dioniso, mi sarebbe piaciuto partecipare! Recentemente ho iniziato a leggere un libretto interessante "I Greci e l’irrazionale", si parlava tra l'altro di oreibasìa, una strana pratica. Rischiavano di morire assiderati, salendo sul Parnaso d'inverno.

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  2. ne pensi sempre la stessa cosa ?altri film di Fellini come Casanova e Prova d'orchestra cosa ne pensi ?

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    1. Ma soprattutto, che te ne frega di Fellini?

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