Mes seances de lutte


La distanza come sesso, il contatto come coitus interruptus. Basterebbe questa frase per definire il nuovo film di Doillon, regista che rappresenta forse l'ultimo baluardo della nouvelle vague, ma c'è un sottotesto, in Mes séances de lutte, qualcosa che ha a che fare più specificatamente con la fisicità dell'amore quando l'amore è a debita distanza, qualcosa che Nietzsche avrebbe colto con quel bellissimo «Ti temo vicina, ti amo lontana» che scrisse nella seconda canzone di danza dello Zarathustra: «Ti temo vicina, ti amo lontana: la tua fuga mi alletta, il tuo cercarmi mi blocca: - io soffro, ma che cosa non ho sofferto volentieri per te!»; la coppia di Mes séances de lutte, infatti, si cerca e si respinge, si respinge e si attrae, quasi che si possa in qualche modo dire che la lotta instaurata tra di loro sia a sua volta fondativa del loro stesso rapporto, il quale allora verterebbe su un'attrazione che si realizza nella repulsione, che i due si cerchino per allontanarsi e si allontanino non per potersi di nuovo cercare bensì per avvicinarsi, per incontrarsi, per essere quel tutt'uno in cui gli amanti cercano sempre di risolvere i propri corpi divisi. L'atto propriamente sessuale arriva alla fine, come il coito, e attualizza le sedute di lotta, le quali altro non sarebbero state che significanti, che intuizioni cieche che ricevono il proprio significato e il proprio contenuto dopo, attraverso l'atto sessuale, che quindi, manifestandosi, illumina tutto ciò che è trascorso - gli sguardi, le sedute di lotta e le parole, tutte cose che, dunque, hanno lo stesso funzionamento della scala di Wittgenstein. E giunge alla fine, l'atto sessuale, perché il feticcio così come lo intende Freud, ovvero di oggetto sostitutivo del pene materno, distanzia l'individuo dall'Altro, Altro rispetto al quale il feticcio si impone come necessità: la ragazza sta vivendo il lutto paterno e le sedute di lotta agiscono appunto come feticcio, come motivo catartico dell'assenza del padre, padre con cui lei aveva un rapporto deleterio, così che quelle stesse sedute terapeutiche, sortendo il loro effetto, distanzino sì la ragazza dal padre (definitivamente) ma, al contempo, l'avvicinino all'uomo con cui lotta, che ama. Insomma, è lo scioglimento del problema morale che Kant vedeva nel sesso e che veniva risolto ne La metafisica dei costumi, che cito: «L'uso naturale che un sesso fa dell'organo sessuale dell'altro è un godimento per il quale una delle due parti si abbandona all'altra. In questo caso l'uomo riduce se stesso a cosa, il che è contrario al diritto dell'umanità»; in questo senso il matrimonio fonda la Legge (ovvero «la determinazione di ciò che resta sempre indeterminato», dice Deleuze), la quale legittima la cosalizzazione dell'Altro, il sesso, per questo Deleuze vede nel sadomasochismo la più piena applicazione della kantiana legge sul matrimonio, perché la legge di Kant è una legge che non è limitativa ma punitiva, cioè nel momento stesso in cui è posta degrada l'uomo, legittima la sua cosalizzazione (e da qui la scomposizione del termine «sadomasochismo» - «mostro semiologico», secondo il filosofo francese - in sadismo e masochismo, scomposizione adoperata ne Il freddo e il crudele ai danni di Freud, per il quale i due termini potevano darsi solamente nella loro unione); in questo senso è il sadomasochismo, con la sua penetrante forza di oggettivizzazione dell'individuo e, quindi, di privazione di ciò che in passato soggettivava l'individuo, che in Mes séances de lutte catalizza l'atto coitale, perché è Sacher-Masoch, sono le sedute di lotta che liberano i due protagonisti dai loro demoni, dagli ostacoli che impedivano loro di approcciarsi l'uno all'altra in una prospettiva prettamente sessuale, cosicché non riesce punto difficile interpretare quanto accade nella pellicola con le parole che Heidegger spese per la Arendt quando le scrisse che «la vicinanza è l'essere alla massima distanza dall'altro - una distanza che non porta a confondere nulla - ma pone il Tu nel trasparente - ma ineffabile - puro e semplice esser-qui di una rivelazione». 

6 commenti:

  1. Mannaggia, ti sei beccato pure questo! Sempre al museocinema di Torino? Pensa che lo avevo individuato tra la programmazione dell'ultima berlinale, la potente immagine ritratta nel manifesto aveva attivato immediatamente i miei sensori. Ora il tuo convincente scritto mi stimola ulteriormente...

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    1. Yap, stanno dando un rendez-vous sul cinema francese contemporaneo piuttosto interessante, questo, però, mi è risultato parecchio alieno, l'ho trovato un po' troppo compiaciuto nel mostrare l'erotismo.

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    2. Finalmente ho potuto cancellarlo dalle attese, e come magari potevi immaginare, a me è piaciuto. Certo, non a livelli entusiastici, però apprezzato come l'ultimo film visto di Cotè (Elle veut...) o della Denis (Le Salauds) per farti degli esempi. L'unico peccato è non aver compreso quasi nulla dei dialoghi, mi è capitata una versione sottotitolata in giapponese (qualità video da paura in compenso), pensa te :O
      Per questo volevo che mi illuminassi un attimo sulla prima parte, cioè alla base di cosa (a parte il lutto paterno), scaturisce questa attrazione/scontro tra i due, se c'era stato qualcosa già in passato, etc...
      Ti dirò che comunque l'erotismo non l'ho trovato compiaciuto (o almeno non come viene rappresentato ne "La vita di Adele" secondo me) anzi, questa unione dei corpi mi è parsa molto artistica (il finale poi è parecchio suggestivo, tanto che mi sono già venute delle idee d'abbozzo). Infatti, la voglia di buttar giù due righe ci sarebbe, eccome. Però, per forza di cose dovrò puntare tutto sul corpo, sull'aspetto esteriore, in attesa magari di una revisione sottotitolata a dovere. Tanto la disamina in profondità l'hai già egregiamente esposta te, il mio post servirebbe solo a completare la patina che ricopre il film ;)

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    3. Ti dirò che dovrei rivederlo, perché onestamente non lo ricordo a dovere. Tutto quello che mi ricordo era lei che doveva affrontare le due sorelle (o forse anche il padre? Era il padre che era morto o la madre?) per l'eredità, e c'è il suo ex che le dà una mano. Dopodiché, il buio più totale. Forse dovrei rivederlo, però mi sa che aspetto una versione sottotitolata in inglese, di certo il ricordo non è dei migliori. Aspetto la tua recensione, che sicuramente mi farà venir voglia di riprenderlo in mano; del resto il corpo è alla base del film, e - colpevolmente - è un aspetto che ho tralasciato quasi del tutto.

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  2. Di Doillon non sono mai riuscito a vedere niente, è uno di quei registi da noi completamente snobbato. Questo non mi ispira particolarmente, da come ne parli sembrerebbe uno dei tanti, tantissimi film francesi sulle difficoltà dei rapporti di coppia, il tutto condito da un po' di erotismo "compiaciuto". Interessante sicuramente, ma c'è di meglio in giro.

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    1. Sì, sicuramente c'è di meglio in giro, o anche solo in Francia. Eppure lì, da quel che ho capito, è un regista che non è affatto disprezzato: mah, troppo "francese" per i miei gusti. Però alcune trovate sono gradevoli.

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