Fotogrammi #4: Štićenik


Il cielo è bianco.

La terra è nera.
L'acqua è grigia.
Un uomo attraversa questi spazi, desolati ed eterei: qualcuno lo insegue. Per scappare, si rifugia in un manicomio. Štićenik, mediometraggio serbo del '73, si rinchiude in questo spazio, tra ombre di gusto espressionista e snervanti effetti sonori. È un film che pare voler rendere labili i confini tra realtà e finzione, salute mentale e pazzia. Non è un thriller, e si riduce a far sabbia di tante riflessioni sul dualismo corpo/mente che da sempre lambiccano la mente dell'uomo, da quando cioè l'uomo si è ritrovato a essere il proprio corpo - un corpo debole, in preda alle malattie, alla consunzione, al frenetico ritmo delle stagioni. E così inventò l'anima e con essa la psicologia (praticata già nell'Antica Grecia e intesa come ψυχή λόγος, studio dell'anima), si diede una razionalità e inventò la volontà; il potere fece il resto, e come un fiat di Dio emanò da sé la psichiatria, decretando non tanto l'a-normalità quanto piuttosto la norma-lità. Ma cosa siamo disposti a fare per la salvezza del corpo? Cosa, nel momento in cui ciò che è profondo in noi scopriamo esserlo per le conseguenze cui ci fa incorrere, per gli effetti che il sentimento provoca sulla nostra pelle? Possiamo mettere in dubbio la nostra salute mentale, o tentare il tutto per tutto e porre il nostro destino - vale a dire il nostro corpo - in una fatidica ed herzoghiana partita a scacchi colla morte: scelte, queste, che tuttavia non ci libereranno dalla gabbia in cui siamo costretti come scimmie, in cui vuoi il materialismo o vuoi lo spiritualismo ci rimbrottano da dietro le sbarre di non giocare con le nostre feci. Bisogna, perciò, annullare il dilemma, smettere di giocare. Non scegliere né la carne né lo spirito. È la scelta del protagonista, che si getta dal balcone non per suicidarsi ma per interporre se stesso alla vita, alla scatola del corpo vuota di spirito.

2 commenti:

  1. Sembra davvero un film interessante, uno di quei film che la cinematografia dell'est ci sapeva offrire qualche decennio fa. Film sempre misteriosi, inquietanti, surreali, carichi di un simbolismo di difficile interpretazione. Insomma, dei film volutamente oscuri per bypassare la censura ma molto, molto affascinanti.

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    1. Yap, hai colto in pieno, anche se mi fa strano che né tu né oltreilfondo/pensieriframmentati ne abbiate mai parlato. Okay, è un film per la tivù, da quanto ho capito, però il regista merita sicuramente un approfondimento, che se non avverrà sarà solamente per disgrazia di vivere in Italia, dove solo Asianworld riesce ad importare certe perle.

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