Fotogrammi #3: Lo zio Boonmee che si ricorda delle sue vite precedenti (ลุงบุญมีระลึกชาติ)


Lo zio Boonmee che si ricorda delle sue vite precedenti è la radice quadrata di un numero negativo, è la volontà finalmente deposta, perché non si può risolvere la mistica orientale con l'eristica occidentale così come non si possono spiegare cose come la morale, l'ontologia, la vita con processi causali e ragionamenti metafisici che si rivelano infine inquadramenti umani, troppo umani. È per questo che gli atei sono atei, perché necessitano di un dio così come i filosofi necessitano dell'irrazionale o i materialisti dello spirituale, e non per niente Socrate fu costretto a postulare la ragione mentre Marx dovette piegarsi alla soteriologia per elaborare una propria idea di uguaglianza sociale; insomma, necessitiamo tutti quanti di trovarci nella morte per capire quel che stiamo vivendo, perché la vita non avrebbe senso senza la morte. Così, necessitiamo del limite, di un confine tracciato tra il vivere e il morire, un confine dal quale si possiedono l'aldiquà e l'aldilà, lo spiegabile e l'inspiegabile (è l'inspiegabile, in fondo, che rende spiegabile quel che ora è spiegabile, la morte che rende vita la vita) in una visione cosmica totalizzante, che non esiste. Perché anche il più ferreo realista, il più scettico scienziato non saprà come interpretare la radice quadrata di un numero negativo, non saprà differenziare il pensare un triangolo dal vedere un triangolo... oppure sì, ma sarà allora che si scioglierà l'affanno della ricerca, il problema della vita: «allo sparire di esso», e sarà qui che vivremo veramente... «ma» come appunto scrisse il poeta, «proprio sul più bello arriva sorridente il becchino».

2 commenti:

  1. Sì, bella definizione, questo film è davvero la radice quadrata di un numero negativo, è un film che definire complesso è troppo poco. Forse dovrei rivederlo, magari con una attenzione maggiore. Mi è comunque piaciuto molto.
    Solo Ferlinghetti è capace di vedere becchini sorridenti.

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    1. La cosa fenomenale, secondo me, è che riesce sì complesso, intricato, ma soprattutto riesce a emozionare e a farti riflettere. Non è una prerogativa di tutti i film, molti (penso a Lynch, per esempio. Che ultimamente sto rivalutando) sono complessi per essere complessi, masturbatori quasi, e a visione ultimata non ti lasciano nulla.

      Lo sapevo che leggevi Ferlinghetti! Ora, tra Ferlinghetti, Guédiguian, Buñuel e quant'altri vedo murati nel tuo aNobii e nel tuo Nientepopcorn, inizio seriamente a pensarti come un associato dei movimenti extraparlamentari degli anni di piombo. Hai tutta la mia stima.

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