Fotogrammi #1: Birdsong (El cant dels ocells)



Quello dei Re Magi è il cammino della fede.
Si muovono nella solitudine di un deserto che sconfina nel cielo, stanchi e silenziosi, probabilmente ignari di dove andare; tuttavia, il loro è il cammino della fede e il cammino della fede è un percorso infinito, che procede con l’anima ma attraverso il corpo: è il corpo che traghetta l’anima alla salvazione, è l’anima che alla fine vedrà la luce grazie ai patimenti della carne.
Eppure, sebbene io sia il corpo che possiedo, chi potrebbe mai sostenere, anche ammesso che una casa abbia bisogno d’essere illuminata e che quindi si debbano scostare le tende per far filtrare la luce dalle finestre, chi potrebbe mai sostenere che anche quelle finestre abbiano bisogno di luce?

6 commenti:

  1. Qualche mese fa ho visto il mio primo film di questo regista: Honor de Cavalleria. Ho apprezzato il coraggio di Serra nel mettere in scena una storia simile (Don Chisciotte e Sancho che vagano tra le assolate campagne catalane, tra forre e orridi, ruscelli e fratte), la fotografia e la bravura degli attori (non professionisti). Ma una trama anche un po' più articolata non mi avrebbe disturbato. Per niente.
    Questo canto dels ocells è da tempo che aspetta pazientemente il suo turno. Penso che lo vedrò a breve.
    PS: perché non togli i captcha, una vera scocciatura!

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    1. Penso che quello di Serra sia un cinema così metafisico da non immaginare nemmeno di ingarbugliarsi nelle trame, e per questo - come sai - lo amo: perché è pura immagine, cinema nomade, prendendo a prestito un pensiero di Deleuze. Non vedo l'ora di vedere la sua ultima fatica!

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  2. Io, a mio modo, sono molto religioso. La mia casa, il mio mondo, i miei amici "devono" essere illuminati. Ne hanno bisogno. Grazie, questo film fa decisamente per me.

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    1. Religioso, no. Spirituale, forse. Ho trovato davvero poco di religioso in questo film, non vorrei averti dato un'impressione sbagliata: è una ricerca sull'uomo, niente di più, costruita per immagini. Più accostabile al pessimismo di uno Spengler che alla fede di un credente.

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  3. Allora, ho la certezza di essermi trovato di fronte a qualcosa di immenso e che va assolutamente rivisto più e più volte perchè, come scrivevi da me, nonostante il suo essenzialismo estremo, costruito quasi totalmente da piani fissi, ci vorrebbe una recensione che metta in risalto quei significati che vanno cercati con la lente d'ingrandimento: tra le dune, "le nuvole cariche di neve", la pianta che ripara quei corpi impossibilitati dal muoversi... e soprattutto quell'ultima, infinita sequenza dove i viaggiatori, perennemente affaticati, si liberano dei loro costumi rivelando la finzione...?
    Mentre lo guardavo, ho pensato che ci sarebbe stata perfettamente un'analisi di Deleuze, perchè i richiami a "La Cicatrice Interiore" di Garrel sono evidentissimi. Se non l'hai mai visto, ti consiglio di recuperarlo al più presto, uno studioso come te non può esimersi da un'opera del genere, inoltre c'è Nico e le sue canzoni...
    Comunque con la sequenza dei Re Magi che spariscono all'orizzonte per poi ricomparire, penso di essermi trovato in un'altra dimensione, mi sa che a furia d'immergermi in questo cinema dell'assenza, finirò per scomparire pure io prima o poi;)

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    1. Questo film, per me, resterà un mistero emozionale: tutto quello che ho capito è quello che ho scritto nel fotogramma lì sopra, basta. Per il resto, pura emotività. Ed è anche uno dei film che ho visto più volte, sempre provando qualcosa di differente, ma mai cogliendo davvero qualcosa di nuovo; l'unica cosa di cui sono certo e che ritrovo a ogni visione è, come hai detto te, questa sparizione/comparizione, questo emergere dal nulla che ogni volta mi fa un tuffo al cuore: "Comunque con la sequenza dei Re Magi che spariscono all'orizzonte per poi ricomparire, penso di essermi trovato in un'altra dimensione, mi sa che a furia d'immergermi in questo cinema dell'assenza, finirò per scomparire pure io prima o poi", non avrei saputo dirlo meglio.

      Di Garrel, purtroppo non ho visto niente se non l'"Innocenza selvaggia". Ora mi segno questa cicatrice, grazie.

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