The addiction


Ti lascia con l'amaro in bocca, non c'è dubbio. Ma non tanto per il finale, quanto piuttosto per l'inizio. C'è un problema di volontà, secondo me. Che sbiadisce tutto il film, improntato sul problema del male. Il male: “Non siamo cattivi a causa del male che facciamo, ma facciamo del male perché siamo cattivi”. Certo, però la tizia viene morsa, il che spiazza: lei, che commetterà il male, non sceglie il male, è anzi vittima del male che commetterà (ci sono due tipi di male: il male A, quello originario, che ti porta a perpetrare il male perché ti rende malvagio, e il male B, cioè quello che tu stesso fai dopo che sei divenuto malvagio. Il male B, a sua volta, diverrà A, perché nel momento in cui tu compi il male su qualcun'altro, il male che compi diventa originario del male che quel qualcun'altro perpetrerà. E in questo senso la metafora del vampirismo è più che azzeccata), e il problema ontologico dell'intrinsecità del male nell'individuo viene così risolto in modo blando, cioè appunto asservendo l'individuo al male: asservendolo, appunto. Cioè negandogli la volontà. Ma l'individuo ha una propria volontà, o quantomeno se l'è data. Kierkegaard, citato più volte nel film, su questo è molto chiaro; bisogna deporre la volontà, ma l’azione del deporre richiede una volontà intrinseca. È qui che mi perdo. Perché nel gioco di Abel Ferrara non esistono né sentimenti né rimorsi se non verso se stessi: il vampirismo che diventa droga che diventa assuefazione che diventa la burroughsiana scimmia sulla schiena. Dove sta, quindi, il male? Se, come insegna Nietzsche, “la storia dei sentimenti morali è la storia di un errore: dell'errore della responsabilità, il quale riposa sull'errore della libertà del volere”, nel male, che è connotato e non si connota, c'è un qualche cosa di strettamente connesso con la volontà, senza la quale, estremizzando, il male non esisterebbe o si ridurrebbe a tutt'altra cosa (la differenza giudiziaria tra omicidio premeditato e omicidio colposo parla da sé), Ma qui, allora, il filo filmico si aggroviglia per non srotolarsi mai più, perché, appunto, chi compie il male non sceglie il male ma è scelto dal male: Lili Taylor che viene morsa da Annabella Sciorra.

1 commento:

  1. Il pessimismo assoluto, che permea The addiction e forse ancor di più il Cattivo tenente, viene poi stemperato in "tracce di speranza, prospettive di salvezza, frammenti di un disarmante affresco amoroso", da un Ferrara folgorato sulla via di Damasco. Una via che sarà pure lastricata di soddisfazioni personali ma che difficilmente porta a qualcosa di artisticamente valido.

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